Peaches

Peaches, è stato un personaggio contraddittorio e ribelle, ha introdotto elementi di rottura e sfidato le norme di genere per 16 anni dappertutto, dai dive club, agli spettacoli e al cinema

Personaggi Pubblici si confrontano con i nostri creativi cult in conversazioni sulla vita, l'arte e la creatività.

Vantando collaborazioni del calibro di Kim Gordon, Joan Jett e Josh Homme, le sue canzoni hanno un'approccio piuttosto sfrontato su tematiche quali l'identità di genere (non di rado portava sia barba che reggiseno), sul sesso - electronic rock ’n’ roll con John Waters. Non è esclusivamente la sua musica a provocare le norme di genere: il suo senso dello stile è arioso ma nostalgico - disegni geometrici, spalline voluminose, linee rosa voluttuose sugli occhi. Talvolta, indossa vestiti eccentrici, o i suoi outfit sono un evidente richiamo a gloriosi wrestler Mexican...

Guarda qui il suo video di “I Mean Something (feat. Feist)”:

Consideri i tuoi album come i tuoi bambini diversi? Qual è tuo preferito?
Ebbene, Rub è il mio album preferito. Ma non vedo i miei albums come dei bimbi, li vedo come lo sviluppo di un bambino. L'album Peaches è esattamente questo. Sono come un genitore orgoglioso, che li vede crescere. Mi sento come se, con Rub, fossi tornato alla mia essenza, cosa che non avrei mai fatto prima perchè avevo paura di essere identificato come un animale da circo.

Al di là di fare musica, tra questo e l'ultimo album ti sei impegnato in molte altre cose.
Tra i due album sono trascorsi sei anni - ho fatto una versione ancora più over-the-top delle mio show Peaches, Peaches Does Herself, che alla fine è diventato un film, ho inoltre girato 70 festival in tutto il mondo. Avevo otto ballerini ed un set enorme, che di solito non uso - mi piace avere un approccio da pirata, ora mi vedi, ora no.

Poi, ho fatto Peaches Christ Superstar. Ho avuto modo di usare la mia voce, la mia arma segreta - la mia estensione vocale e la mia espressività nel canto. Qualcosa a cui non ho puntato troppo fino all'album di Peaches. Quando ho iniziato non volevo essere conosciuto come "un cantante", volevo avere uno stile che spingesse la gente ad scoltare la musica e le parole.

E Rub è di certo un album Peaches.
Dal punto di vista dei testi, stiamo creando nuovi tipi di luoghi comuni, cose non prevedibili che non si è abituati a sentire. Io lavoro su un tema. Come in "Dick In The Air", Prendo i modi di dire delle persone e gli attribuisco il mio marchio. Come, “Face down, dick up, that’s my command, Take it like a real woman not Ayn Rand” o “Face down ass up. That’s the way we like to fuck.” (Dal 2 Live Crew song). Sono abbastanza ironico con i miei testi, ma mi accorgo anche che ascoltandoli mi sento più forte.

“Sono autorizzato a parlare in televisione in America, ma non sono autorizzato a suonare dal vivo. Hanno paura che mi spogli e rimanga nudo.”

Tu sei un indipendente, ma sei stato ascoltato in diversi posti di tendenza, per esempio nella traccia di Mean Girls. Ti senti ancora un indipendente?
Si mi sento ancora indipendente. Ho un agente e le mie cose, ma produco e pubblico da solo la mia etichetta. Nessuno mi dice cosa posso o non posso fare. Ho fatto il video “Rub” e nessuno mi ha fermato. Il solo posto in cui ho caricato il mio video è stata la mia pagina facebook. Non l'ho dato a nessun altro media.

Le persone ti dicono che hai avuto influenza su di loro?
Fatherfucker sembra sia stata quella che ha influenzato maggiormente le persone…Ci sono delle nuove strade che ho introdotto nel mainstream. Persone che stimo nel mondo dell'entertainment si uniscono a me, non mi aspetto che le persone mi aiutino in alcun modo. Va bene, è la realtà. Non sto pagando un sacco di soldi per essere in quei contesti, accade sul serio organicamente. La cultura Mainstream si basa su qualunque cosa tu voglia faccia parte della tua realtà. Esattamente come, quando si esegue una ricerca su internet e questo ti dice: "Ti potrebbe piacere anche questo". Si potrebbe pensare che il vostro mondo è l'unico mondo che esiste, ma in realtà ne esistono tantissimi, che cresce in modo esponenziale in ogni modo.

Una delle cose che mi ha sempre colpito di te è stato il modo in cui comunichi con i tuoi fans.
Quando sono in viaggio negli Stati Uniti, mi capita di incontrare le comunità più sorprendenti, e sono veramente in tanti! Ho suonato a Salt Lake City e la gente ha letteralmente alzato le braccia al cielo per me. Una delle cose più belle della musica, per me, è che posso dimenticarmi di tutto e rifugiarmi nel luogo in cui sogno di andare - soprattutto in America. In America, bisogna lottare per la libertà, sempre di più; il pubblico è così entusiasta di quel che fai. Sono estremamente attenti a qualunque dettaglio. In Europa, sono un po' più freddi . In America, i grandi festival non chiederebbero mai la mia presenza. Suono in ogni città, per almeno 1000 persone o festival piuttosto frequentati, ma non mi chiamerebbero mai a partecipare al Coachella o il Bonnaroo. Sono Festivals enormi ed è assurdo che io sia autorizzato a parlare in televisione in America, ma non sono autorizzato a suonare dal vivo. Hanno paura che mi spogli e rimanga nudo.

lo faresti veramente?
Non so quale sia la logica. Hanno paura di non potermi controllare, la cosa m'incoraggia e onestamente, un pò mi esalta. E' bello sapere che ho ancora un senso e sono ancora così rilevante. Un sacco di volte io sono entusiasta di esserlo senza seguire alcun metodo classico. Non riuscirei mai a firmare dei contratti o robe simili. XL ha preso il mio primo disco, quando era già di un'altra etichetta. "Fuck The Pain Away" era ovviamente la canzone da spingere e non lo fecero.

“Si, nel mio intimo sono sempre io. Posso indossare di tutto, ma posso anche toglierlo. Rimango sempre me stesso.

Tanto quanto sei padrone del tuo sound, hai anche allo stesso tempo sempre avuto un look particolare…
Lo so. All'inizio mi piaceva applicare questo M·A·C pigment rosa. Era semplicissimo tracciare con un pennello una marcata linea rosa. Poi qualcuno mi ha fatto vedere un film intitolato Ladies and Gentlemen, The Fabulous Stains, di cui non avevo mai sentito parlar prima - è stato il makeup in quel film ad ispirarmi. Una sorta di makeup kabuki. Nei backstage vorrei sperimentare e divertirmi. Sono andato in tour con Marilyn Manson e lui aveva il tipo di approccio "Sono io stesso a fare il mio Make-up", è stato una grande fonte di ispirazione. Questo era tutto pre-Gaga. Ma adesso che lei ha portato tutto all'eccesso in grande stile a volte deevo chiedermi se quello che indosso è troppo "Gaga".

Ti senti te stesso anche senza indossare il tuo look?
Mi sento me stesso anche senza il mio makeup. Mi piace, adoro applicarlo sulle sopracciglia. Se esco, non può assolutamente mancare. In passato le schiarivo, ma trovo che sopracciglia definite diano maggiore carattere al look.

Quindi, sei sempre te stesso.
Si, nel mio intimo sono sempre io. Posso indossare di tutto, ma posso anche toglierlo. Rimango sempre me stesso.